Plurisecolare motore dell'economia alcamese, la vendemmia, che lo scorso anno a causa della peronospora fece registrare magri risultati, quest'anno dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni degli esperti, ai livelli del 2006. Alcamo, città del vino, che vanta un terzo della produzione vitivinicola del Trapanese (che a sua volta copre il 50 per cento di quella siciliana), per questo tipo di attività ormai conta soprattutto sulla manodopera degli immigrati nordafricani e dell'Est europeo. Al rinomato vino Bianco d'Alcamo è riconosciuta sin dal 1972 la denominazione d'origine controllata. L'uva raccolta viene conferita nelle varie cantine sociali situate tra il territorio alcamese e quelli limitrofi (Fiumefreddo, Sant'Antonio, Saraceno, San Francesco di Paola, Kàggera, Condor) e nelle altre aziende private. "Ma nel nostro territorio le cantine sociali negli ultimi anni - evidenzia Gaspare Calvaruso della cantina Sant'Antonio - stanno subendo una crisi irreversibile (ogni anno i soci diminuiscono del 20 per cento), che le porterà molto presto a chiudere i battenti, con conseguente vantaggio per i privati. Fino a quando Alcamo vendeva vino da taglio, le cose andavano bene. Adesso i costi di produzione si sono innalzati a dismisura. Ormai la Spagna e l'Argentina ci surclassano. E va soprattutto ricordato che siamo obbligati a portare le vinacce lontano, ovvero alla distilleria Trapas di Petrosino". Molti produttori alcamesi ormai preferiscono estirpare le vigne per sostituirle con altri tipi di colture.Si può comunque affermare che, con la scarsa produzione del nord e le nuove distillazioni, il mercato del vino dovrebbe stabilizzarsi sui 2,5-3,5 euro grado alcolico per ettolitro e i consumi di vino aumentare, tali da smaltire le giacenze e la nuova produzione. In base ai dati forniti dall'assessorato regionale all'Agricoltura, la superficie vitata sul territorio di Alcamo si estende per oltre 5 mila ettari, a cui vanno aggiunti i terreni di proprietà di alcamesi sui territori di Calatafimi e Monreale per un totale di circa 8 mila ettari. "Quest'anno - riferisce Giuseppe Gambino dell'ufficio alcamese dell'assessorato - si prevede una vinificazione ad Alcamo pari ad almeno 700 mila ettolitri, e va ovviamente aggiunto a questa quantità il mosto conferito in altri Comuni. Alcamo è rimasta fedele ai vitigni autoctoni (80 per cento bianchi, 20 per cento rossi). Il comparto vitivinicolo contribuisce alla produzione lorda vendibile agricola per il 15 per cento, mentre risultano oltre 21 mila ettari di reimpianto in portafoglio in attesa di essere utilizzati. Resta il fatto che negli ultimi otto anni, c'è stato in Sicilia un decremento da 138 mila a 120 mila ettari di superficie vitata". In base ai dati dell'Istat aggiornati al 10 gennaio 2008, si tratta per l'esattezza di 119 mila 893 ettari sparsi in tutta l'Isola, di cui 76 mila 906 (ovvero il 64 per cento) di uve bianche, e 46 mila 839 ettari di uve nere. In provincia di Trapani, su cui insiste appunto oltre il 50 per cento della superficie vitata regionale (68 mila 780 ettari, seguono le province di Agrigento e Palermo), tra il 2000 e il 2006 si è registrata una produzione media di 9 milioni di quintali di uva, scesa sensibilmente nel 2007 a causa della peronospora. Tornando ai dati complessivi siciliani, il tipo di uva più diffuso è il catarratto (38 mila 079 ettari, ovvero il 31,8 per cento), seguito dal Nero d'Avola (19 mila 304 ettari, cioè il 16,1 per cento) e poi trebbiano, inzolia, grecanico, sirah.
Massimo Provenza
(cfr. il mio articolo pubblicato il 2 settembre 2008 nell'edizione di Trapani del Giornale di Sicilia)

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