
Siamo gocce nell'oceano dell'Universo.
Da Alcamo, uno spazio con vari spunti giornalistici, storici, immagini, riflessioni

Sono passati ventotto anni da quella mattina del 18 maggio 1980, allorché una marcia pacifica, composta da circa seimila persone amanti della natura e organizzata da Associazione dei forestali di Sicilia, Club alpino siciliano, Italia Nostra, Wwf, Legambiente e altri enti ambientalisti, partì dal baglio di Scopello per chiedere che venisse istituita una Riserva naturale orientata tra Castellammare del Golfo e San Vito Lo Capo. L'appello venne sottoscritto da giornalisti, uomini di cultura, politici, scienziati, sportivi, magistrati, sindacalisti e da semplici cittadini, e indirizzato alla presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. Un appello che non rimase senza risposta: il 6 maggio 1981 con la legge regionale n. 98 venne istituita la Riserva naturale orientata dello Zingaro, la prima in Sicilia.
Come la Juve nel 1997, il Milan nel 1999 e la Lazio nel 2000, i nerazzurri festeggiano con il tricolore il secolo di vita. In questo istante il sito internet del club di via Durini è in tilt. Per oltre un'ora la Roma ha accarezzato il sogno di vincere il suo quarto titolo di Campione d'Italia dopo quelli del 1942, 1983 e 2001. Poi però ci ha pensato Ibra a salvare Morattilandia e ad evitare che il numero 16, pronto a campeggiare sullo scudettone biancorossoverde da esporre al Tardini a fine match e in piazza Duomo a Milano in serata, evaporasse lasciando il posto ad un 4 per via non di un'operazione aritmetica bensì di un sorpasso storico.
Nel suo Burundi, ha visto e sofferto le più grandi atrocità umane, e da anni si adopera per salvare migliaia di bambini africani. Si chiama Marguerite Barankitse (nella foto a lato). Ha ricevuto per la sua attività diversi riconoscimenti internazionali quali il Prix des Droits de l’Homme del governo francese, il Prix Shalom in Germania, il Premio internazionale per i rifugiati dell’Alto commissariato Onu, e la laurea honoris causa dell’Università di Lovanio e tante altre onorificenze per aver fondato la "Maison Shalom", una struttura che raccoglie oggi 10 mila bambini vittime di guerra e povertà. Anche la Facoltà di Agraria dell'Università di Palermo collabora con lei per realizzare progetti in Burundi, quali un sistema di irrigazione e un caseificio. L'incontro con Marguerite Barankitse, oggi per la prima volta ad Alcamo, mi ha trasmesso serenità e una rinnovata voglia di vivere, al di là delle frasi fatte, dell'ipocrisia e della malvagità che da sempre sono in potenza nell'animo umano ma su cui qualcosa di più forte, che è l'amore per la vita, tende a trionfare. Mi ha colpito in positivo anche la grande emozione con cui uno studente di una delle scuole superiori alcamesi presenti al convegno ha preso la parola nel corso del dibattito per esprimere un proprio pensiero. I giovani hanno bisogno di esempi positivi a cui poter fare riferimento. E' già tanto cominciare con piccoli gesti quotidiani di umiltà, di amore e dedizione per ciò in cui si crede. Non per forza siamo chiamati a compiere imprese eroiche o a realizzare opere faraoniche. Anche Marguerite pensa che la cosa più importante è "fare il bene, anche nel proprio piccolo, ma farlo con amore". Credo anche nell'importanza di valorizzare tutte quelle persone poco conosciute o che non hanno mai ricevuto onorificenze o particolari plausi da parte della società e delle istituzioni per le loro azioni positive, ma che ogni giorno rendono questa vita degna di essere vissuta. Massimo Provenza
E' dal 2003 che in finale di Coppa Italia di calcio c'è una squadra romana. E per il quarto anno consecutivo, a contendersi il trofeo saranno l'Inter e la Roma (che ieri sera ha eliminato il Catania di Zenga), protagoniste quindi non soltanto al vertice del campionato di Serie A. Nel 2003 vinse il Milan (Roma-Milan 1-4 e 2-2), nel 2004 la Lazio (Lazio-Juventus 2-0 e 2-2), nel 2005 l'Inter (Roma-Inter 0-2 e 0-1), nel 2006 di nuovo l'Inter (Roma-Inter 1-1 e 1-3), nel 2007 la Roma (Roma-Inter 6-2 e 1-2). Quest'anno la finale è unica. Si gioca il 24 maggio all'Olimpico di Roma (nella foto).
E' mai esistito un portiere capace di decidere una finale di Coppa dei Campioni parando tutti i tiri conclusivi dal dischetto?
Esiste realmente un rapporto conflittuale tra internet e chi fa giornalismo per professione? Può sembrare una domanda cervellotica, soprattutto se viene posta dal sottoscritto, che oltre a collaborare ogni giorno con la redazione di un giornale quotidiano, è l'autore di questo blog e naviga spesso in rete. Il fatto è che mi sono imbattuto in un articolo su http://www.newsitaliapress.it/, intitolato "Il giornalismo italiano incontra quello statunitense - Internet non significa la fine del giornalismo" e relativo alla presentazione del portale web http://www.i-italy.org/ di informazione italo-americana ispirato al modello del citizen journalism, ovvero del giornalismo partecipativo (detto anche "open source"). Nella parte conclusiva del pezzo si affronta un tema cruciale che è quello della "perplessità legata al mondo dell’informazione on-line e al nuovo sistema di fare giornalismo". Oggi, infatti, si parla tanto e anche troppo di questa osannata e presunta democraticità dell'informazione online. Perché presunta? Ecco, ciò che penso io è facilmente spiegato: "Questa ‘democraticità' dell’informazione, sul modello del citizen journalism - prosegue l'articolo - non rischia forse di trasformarsi in una perdita di qualità e di mancanza di garanzie per il fruitore? A questa domanda ha risposto il professor Alberto Marinelli, docente di Teoria e tecniche dei nuovi media, il quale ha spiegato che “Internet amplifica senza dubbio la possibilità per chiunque, anche coloro che non hanno le necessarie competenze, di esprimersi, ma poi è il brand che certifica o meno il valore dell’informazione e questo a prescindere dal mezzo attraverso cui viene fornita. Chi pensasse che ciò significa la fine del giornalismo – ha concluso Marinelli – cadrebbe in un grave errore. E’ proprio l’intermediazione di un operatore professionista, invece, che può garantire la qualità. Ovviamente il lavoro del giornalista si è modificato, così come è mutato quando è nata la televisione, ma parlare di scomparsa o di sostituzione è a mio avviso errato ed infatti ciò non è ancora accaduto”".
"Arripigghiàmuni!", direbbe in dialetto siciliano un tifoso del Palermo Calcio in questo momento, mentre nella foto a lato il patron rosanero Maurizio Zamparini sembra, con tipica cadenza friulana, sussurrare al suo fido direttore sportivo Rino Foschi l'equivalente termine "Riprendiamoci!". E visti i risultati, ma soprattutto le molte prestazioni per nulla convincenti offerte dalla squadra panormita nel corso di questa stagione che ormai volge al termine, con tanto di valzer in panchina Colantuono-Guidolin-Colantuono, ci sarà parecchio da lavorare per costruire un organico più attrezzato e capace di esprimere un gioco più divertente o quantomeno concreto. Intanto, l'Inter è quasi giunta al traguardo-scudetto: il contenuto del post pubblicato lo scorso 3 febbraio sta trovando conferma... La festa nerazzurra, guarda caso, potrebbe esserci in occasione del derby della Madonnina. Non si ferma la Juventus di Ranieri che, trascinata dalle "macchine da gol" Del Piero e Trezeguet, crede ancora nella rimonta sulla Roma per agguantare il secondo posto. E sempre in zona Champions, la Fiorentina deve guardarsi alle spalle: il Milan incalza, ma anche la Samp non sembra scherzare, e domenica prossima i viola saranno ospiti del Cagliari di Ballardini, intenzionato a uscire indenne dalla zona ribollente dei bassifondi della classifica.
Non è facile mantenere la calma, mentre si è travolti dalle onde.
Ma prima o poi, torna la quiete.
"L'industria non fabbrica più il farmaco. Alcamese ammalato rischia di morire". E' il titolo di un mio articolo riportato in prima pagina e pubblicato a pagina 8 sul Giornale di Sicilia di ieri 31 marzo. Pubblico anche su questo blog un sunto di questa vicenda: lo faccio adesso perchè ritengo che si tratti di una storia toccante che non può cadere in oblio, nell'attesa che chi sa dove si trova la soluzione per salvare la vita di questa persona, lo comunichi subito. Già mi hanno contattato ieri stesso e oggi dalla Farmindustria di Roma il cui ufficio stampa ha letto l'articolo, per conoscere meglio tale situazione e per attivarsi in aiuto di Stefano Milito, l'uomo che ha bisogno di questa urgente risposta. Sposato e con due figli, disoccupato, Milito ha 43 anni e soffre di ipertensione arteriosa ma è allergico a tutte le medicine sul mercato, tranne a una che egli ha assunto negli ultimi tre anni e che nel mese di dicembre scorso è stata ritirata dal commercio. E' adesso in produzione un nuovo farmaco con una nuova formula che genera effetti collaterali gravissimi nell'organismo di Milito, il quale li descrive come "vere e proprie torture" che mettono a repentaglio la sua esistenza.
E aggiungo un pensiero di Arthur Schopenhauer: "Per non essere molto infelici il mezzo più sicuro sta nel non pretendere di essere molto felici".


"Mi serve una mano d’aiuto”… “Siamo molto sensibili alle problematiche dei giovani, venite a trovarmi nel mio studio”… “Vota per me, non te ne pentirai”… Sono queste soltanto alcune delle frasi che ci si sente dire dai candidati alle elezioni politiche quando la loro campagna di propaganda è appena cominciata e, col passare dei giorni, diventa sempre più febbrile. Mai come in questo momento, si avvicinano agli elettori i vari onorevoli, senatori o chi onorevole o senatore non è ma aspira a diventarlo (oppure nel caso delle elezioni comunali mira a ricoprire un ruolo importante nell’amministrazione cittadina). Si avvicinano, sorridono, tendono la mano, chiedono, promettono.
E rieccomi, stavolta a scrivere di calcio. E' ancora presto per dire che la stranierissima Internazionale Milano Football Club abbia ormai in tasca il suo sedicesimo scudetto, il terzo consecutivo a partire da quello calciopoliano del 2006 che segnò la fine di un digiuno durato ben diciassette anni. Però l'Inter, formazione multietnica a conferma del proprio nome, ha oggi allungato in classifica e consolidato il primato sulla Roma schiacciata a Siena, così come sulla Juventus bloccata dal Cagliari. E mentre ancora non mi passa la febbre (non è la prima volta che l'influenza di stagione mi colpisce proprio in occasione del Carnevale, ma i veglioni in maschera sono in questo istante il mio ultimo pensiero), mi ritrovo qui a constatare che molto probabilmente i nerazzurri stravinceranno anche questo campionato di serie A duemilasette-otto. E, guarda caso, proprio quando ricorre il centesimo anno di vita della società di via Durini: il presidente Moratti, mister Mancio, e il loro squadrone multilingue lo festeggeranno fra un mese, il secolo nerazzurro, e sperano di celebrarlo a suon di vittorie a primavera inoltrata con tanto di tricolore e coppa dalle grandi orecchie. Già, quella Champions League che nella bacheca interista ancora non esiste, o meglio, esiste la Coppa dei Campioni conquistata nel 1964 e tenuta stretta da Facchetti e compagni nel '65: quella coppa era infatti più piccola. Ma andiamo al dunque. E cioè alle curiose coincidenze di cui parlo già nel titolo di questo post e che rappresentano dei precedenti a ciò che si presume possa verificarsi quest'anno per quanto riguarda la serie A, e cioè appunto cento anni festeggiati con lo scudetto:
I giovani italiani e spagnoli fanno i mammoni anche da trentenni? Può darsi che a molti giovani non piaccia proprio, il termine “mammone”. Ma certo è che, a ulteriore conferma di un fenomeno già molto diffuso nel nostro Paese, ben 3 persone su 4, in Italia come in Spagna, risiedono fino a 30 anni di età a casa dei genitori. Il Giornale di Sicilia dello scorso 1° febbraio, con un ampio articolo pubblicato a pagina 13, riporta i dati statistici resi noti dall’Isae (Istituto di studi e analisi economica) il giorno precedente, in merito a tale situazione.