Questa foto l'ho scattata stamane. E' qui che, al margine della strada statale 187, nel cuore di Alcamo Marina, c'era fino al 1976 la casermetta dei Carabinieri. Una casermetta che non c'è più, da quando vi si consumò l'eccidio citato nel post precedente. Nello spiazzo accanto c'è da trent'anni quest'obelisco, recante la scritta "Obbedimmo" e l'epigrafe dedicata ad Apuzzo e a Falcetta.
Da Alcamo, uno spazio con vari spunti giornalistici, storici, immagini, riflessioni
lunedì 26 gennaio 2009
Quella casermetta che da 33 anni non c'è più
Questa foto l'ho scattata stamane. E' qui che, al margine della strada statale 187, nel cuore di Alcamo Marina, c'era fino al 1976 la casermetta dei Carabinieri. Una casermetta che non c'è più, da quando vi si consumò l'eccidio citato nel post precedente. Nello spiazzo accanto c'è da trent'anni quest'obelisco, recante la scritta "Obbedimmo" e l'epigrafe dedicata ad Apuzzo e a Falcetta.
domenica 25 gennaio 2009
Monumenti allo spreco, poteri occulti, misteri italiani, commemorazioni. E in Medioriente è inferno continuo
Terremoto del Belice (14-15 gennaio 1968, le scosse si susseguirono nelle settimane successive): 400 i morti, un migliaio i feriti, circa 98 mila i senza tetto. Nuovi paesi furono edificati e oggi si presentano come città fantasma, con tanti monumenti allo spreco. Nella Valle del Belice colpita dal disastro, ancora oggi, dopo ben 41 anni, la ricostruzione è incompleta.
Giangiacomo Ciaccio Montalto (Milano, 20 ottobre 1941 - Valderice, 25 gennaio 1983), magistrato. Ucciso dalla mafia.
Mario Francese (Siracusa, 6 febbraio 1925 – Palermo, 26 gennaio 1979), cronista del Giornale di Sicilia, su cui pubblicò scottanti articoli d'inchiesta. Ucciso dalla mafia.
Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, rispettivamente di 19 e 45 anni, carabinieri, vittime di quella che viene ricordata come la "strage della casermetta di Alcamo Marina" avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1976. Permangono tuttora parecchi lati oscuri in merito ai moventi, ai mandanti e agli autori di quell'eccidio. Lo scorso anno, quindi ben 32 anni dopo, sono state aperte infatti nuove indagini per fare piena luce su quel tragico fatto, con conseguenti nuovi scenari processuali.
27 gennaio. Giorno della Memoria
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria
http://www.e-guernica.net/kl/
Giangiacomo Ciaccio Montalto (Milano, 20 ottobre 1941 - Valderice, 25 gennaio 1983), magistrato. Ucciso dalla mafia.
Mario Francese (Siracusa, 6 febbraio 1925 – Palermo, 26 gennaio 1979), cronista del Giornale di Sicilia, su cui pubblicò scottanti articoli d'inchiesta. Ucciso dalla mafia.
Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, rispettivamente di 19 e 45 anni, carabinieri, vittime di quella che viene ricordata come la "strage della casermetta di Alcamo Marina" avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1976. Permangono tuttora parecchi lati oscuri in merito ai moventi, ai mandanti e agli autori di quell'eccidio. Lo scorso anno, quindi ben 32 anni dopo, sono state aperte infatti nuove indagini per fare piena luce su quel tragico fatto, con conseguenti nuovi scenari processuali.
27 gennaio. Giorno della Memoria
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria
http://www.e-guernica.net/kl/
sabato 24 gennaio 2009
"Prima dell'intervento, attenda in freezer per alcune ore"
Chissà per quale motivo in certi ospedali, nei mesi invernali, il paziente in day hospital, prima di essere sottoposto ad un intervento chirurgico, viene lasciato in attesa dai sanitari per diverse ore, senza avere adeguati indumenti addosso, se non il camice sterile (rigorosamente in taglia unica...), mentre la sala d'attesa in cui si trova non è riscaldata..."Non si può utilizzare il riscaldamento", rispondono medici e infermieri. Il paziente, intanto, viene costretto a sostare in condizione di disagio e rischia di morire assiderato a causa della bassa temperatura dell'ambiente in cui si trova ad aspettare.
E' accaduto al Policlinico di Palermo. E' accaduto all'ospedale Sant'Antonio Abate di Trapani. Si tratta di nosocomi che rappresentano importanti punti di riferimento per moltissimi alcamesi. Del resto è stata più volte sottolineata la precarietà in cui versa l'ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo, il cui bacino di utenza comprende anche la popolazione dei territori limitrofi: almeno 100 mila persone.
Se volete, segnalate su questo blog eventuali disservizi sanitari o vostre proposte a tale riguardo: saranno puntualmente attenzionati dal sottoscritto e valutati per pubblicarne articoli sul Giornale di Sicilia.
Massimo Provenza
martedì 20 gennaio 2009
1922. L'Inter e il "Compromesso Colombo"
Sfogliando almanacchi e navigando qui su internet, ho trovato un fatto molto curioso. Nel 1922 l'Internazionale, società milanese di calcio che vanta di essere l'unico club italiano ad aver sempre partecipato alla serie A o comunque al massimo torneo nazionale, terminò il suo campionato piazzandosi all'ultimo posto in classifica. Come mai non fu retrocessa?http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_Divisione_1921-1922
http://it.wikipedia.org/wiki/Compromesso_Colombo
Nessun interista se la prenda. Né l'intento di questo post è quello di indurre gli juventini o milanisti o tifosi di altre squadre a esultare (a conferma del motto "Mal comune, mezzo gaudio"....) o a provare sentimenti di rivalsa nei confronti dei nerazzurri. Semplicemente, se qualcuno è in grado di fornire ulteriori informazioni a tale riguardo, purché non sia eccessivamente fazioso, può farlo intervenendo in questo blog. Per onore di cronaca.
giovedì 15 gennaio 2009
"Raccontate ai vostri figli chi era Gaetano Scirea"
La Coppa del Mondo del 1982. Le foto che lo immortalano sorridente assieme al figlioletto Riccardo e in posa con tutte le miniature dei trofei calcistici più importanti, tutti conquistati. Gli articoli giornalistici che lo ritraggono come un uomo riservato, di rara bontà e lealtà. E quella sera del 3 settembre 1989, Sandro Ciotti che con un groppo in gola non può fare altro se non dare quell'annuncio sconvolgente, nel corso de La Domenica Sportiva. 
Ma soprattutto, questa sera del 15 gennaio 2009, quasi venti anni dopo: Mariella Scirea ha inaugurato, in un ristorante di Castellammare del Golfo, lo Juventus Club Doc Alcamo, presieduto da Marco Messina e intitolato al giovane tifoso alcamese Carlo Messina, la cui esistenza è stata prematuramente spezzata da un male incurabile.
Flash. Momenti di vita. Di rinascita e di perpetuazione di una leggenda che non appassisce. Il fuoco di quella strada polacca non ha mai distrutto il campione di sport e soprattutto di umanità. Gaetano Scirea c'è sempre. Lui non è soltanto quel contrattacco da brividi, con addosso la maglia azzurra: un'epica galoppata accompagnata da un frastornante, esaltante sovrapporsi di migliaia di squilli di trombette al Bernabeu di Madrid, e la consegna, a Tardelli, del pallone per il mitico urlo mondiale. Lui non ha soltanto alzato al cielo la Coppa del Mondo al culmine di una serie impressionante di prestazioni personali eccellenti. Lui non ha soltanto vinto tutto con la maglia della Juventus. Lui, con quel suo stile unico, non è stato soltanto uno dei più grandi liberi della storia del calcio internazionale. Nessun cartellino rosso ha macchiato la sua lunga carriera. Con quella sua capacità di mantenersi sempre corretto in campo e fuori dal terreno di gioco, Gaetano Scirea è un esempio di virtù per tutti, anche per chi non ama i colori bianconeri o non ama il calcio. Sarà in eterno un punto di riferimento, soprattutto per le nuove generazioni e per tutti i genitori, allenatori, educatori.
E' bastata una frase, per fare balzare in piedi i circa duecento presenti in sala, molti
dei quali giovani e anche bambini, ad applaudire: "Raccontate ai vostri figli chi era Gaetano Scirea", ha esortato la signora Mariella, prima di soffocare un accenno di pianto singhiozzante. Ha trattenuto le lacrime. E ha donato il suo sorriso e il suo sguardo franco a tutti i suoi interlocutori, ha ricevuto mazzi di fiori, ha abbracciato la mamma e il papà di Carlo Messina, anch'essi custodi e portatori di uno spirito vitale alimentato da un misterioso flusso di positività, quindi testimoni viventi della possibilità di reagire con dignità e serenità anche nelle situazioni più dolorose. Ho come l'impressione che dentro l'anima di Mariella Scirea fluisca l'energia del suo Gai. Io Gaetano Scirea l'ho conosciuto soltanto leggendo articoli, libri oppure rivisitando le immagini d'archivio. Ma l'intuizione m'induce a dedurre che la sua energia elegante, e potente nella sua semplicità, si espanda attraverso i cuori che si sintonizzano con lui. Meravigliosamente contagiosa. Grazie, signora Mariella.
Nella foto in alto, da sinistra Marco Messina, Ezio Morina (responsabile del centro coordinamento degli Juventus Club Doc) e Mariella Scirea (presidentessa onoraria degli Juventus Club Doc in Italia e nel mondo, ritratta anche nella foto in basso).
Massimo Provenza

Ma soprattutto, questa sera del 15 gennaio 2009, quasi venti anni dopo: Mariella Scirea ha inaugurato, in un ristorante di Castellammare del Golfo, lo Juventus Club Doc Alcamo, presieduto da Marco Messina e intitolato al giovane tifoso alcamese Carlo Messina, la cui esistenza è stata prematuramente spezzata da un male incurabile.
Flash. Momenti di vita. Di rinascita e di perpetuazione di una leggenda che non appassisce. Il fuoco di quella strada polacca non ha mai distrutto il campione di sport e soprattutto di umanità. Gaetano Scirea c'è sempre. Lui non è soltanto quel contrattacco da brividi, con addosso la maglia azzurra: un'epica galoppata accompagnata da un frastornante, esaltante sovrapporsi di migliaia di squilli di trombette al Bernabeu di Madrid, e la consegna, a Tardelli, del pallone per il mitico urlo mondiale. Lui non ha soltanto alzato al cielo la Coppa del Mondo al culmine di una serie impressionante di prestazioni personali eccellenti. Lui non ha soltanto vinto tutto con la maglia della Juventus. Lui, con quel suo stile unico, non è stato soltanto uno dei più grandi liberi della storia del calcio internazionale. Nessun cartellino rosso ha macchiato la sua lunga carriera. Con quella sua capacità di mantenersi sempre corretto in campo e fuori dal terreno di gioco, Gaetano Scirea è un esempio di virtù per tutti, anche per chi non ama i colori bianconeri o non ama il calcio. Sarà in eterno un punto di riferimento, soprattutto per le nuove generazioni e per tutti i genitori, allenatori, educatori.
E' bastata una frase, per fare balzare in piedi i circa duecento presenti in sala, molti
dei quali giovani e anche bambini, ad applaudire: "Raccontate ai vostri figli chi era Gaetano Scirea", ha esortato la signora Mariella, prima di soffocare un accenno di pianto singhiozzante. Ha trattenuto le lacrime. E ha donato il suo sorriso e il suo sguardo franco a tutti i suoi interlocutori, ha ricevuto mazzi di fiori, ha abbracciato la mamma e il papà di Carlo Messina, anch'essi custodi e portatori di uno spirito vitale alimentato da un misterioso flusso di positività, quindi testimoni viventi della possibilità di reagire con dignità e serenità anche nelle situazioni più dolorose. Ho come l'impressione che dentro l'anima di Mariella Scirea fluisca l'energia del suo Gai. Io Gaetano Scirea l'ho conosciuto soltanto leggendo articoli, libri oppure rivisitando le immagini d'archivio. Ma l'intuizione m'induce a dedurre che la sua energia elegante, e potente nella sua semplicità, si espanda attraverso i cuori che si sintonizzano con lui. Meravigliosamente contagiosa. Grazie, signora Mariella.Nella foto in alto, da sinistra Marco Messina, Ezio Morina (responsabile del centro coordinamento degli Juventus Club Doc) e Mariella Scirea (presidentessa onoraria degli Juventus Club Doc in Italia e nel mondo, ritratta anche nella foto in basso).
Massimo Provenza
mercoledì 7 gennaio 2009
Il Tricolore spegne 212 candeline
Qualche link sulla storia della bandiera italiana:http://www.quirinale.it/simboli/tricolore/tricolore.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_del_Tricolore
http://it.wikipedia.org/wiki/Bandiera_italiana
Nella foto accanto, l'insegna navale civile italiana.
martedì 6 gennaio 2009
Quando la Sicilia che ama la vita salutò l'anno nuovo piangendo
1947
Accursio Miraglia (Sciaccia, 2 gennaio 1896 - 4 gennaio 1947), sindacalista. Ucciso dalla mafia.
«Io non impreco e non chiedo alcuna punizione. Io che ho tanto amato la vita, chiedo ad essa di vedere pentiti coloro che ci hanno fatto del male».
«Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio».
1984
Pippo Fava (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 - Catania, 5 gennaio 1984), scrittore e giornalista. Ucciso dalla mafia.
«Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante....»
«Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo».
1980
Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935 – Palermo, 6 gennaio 1980), politico, presidente democristiano della Regione Sicilia. Ucciso dalla mafia.
Negli ultimi mesi del 1979, Mattarella si era reso conto che la propria sorte era legata all'evoluzione dei rapporti di forza tra politica e mafia e al peso che all'interno del suo partito avevano quegli uomini che, secondo lui, "non facevano onore al partito stesso" e che "bisognava eliminare per fare pulizia".
1993
Beppe Alfano (Barcellona Pozzo di Gotto, 1945 – 8 gennaio 1993), giornalista. Ucciso dalla mafia.
La figlia Sonia: “A pensarci bene, quel tesserino da professionista alla memoria di mio padre avremmo dovuto rifiutarlo. Mio padre faceva il giornalista ma non era un giornalista. Perché da vivo i giornalisti lo avevano lasciato solo. Perché il quotidiano per il quale scriveva, La Sicilia di Catania, lo censurava. Non pubblicava le notizie più inquietanti. Il livello di amarezza che ha dovuto subire mio padre prima di morire lo abbiamo scoperto solo da poco. Da quando ci hanno restituito i computer, gli hard disk con tutto quel che scriveva mio padre. Ci sono articoli mai pubblicati”.
In questi giorni vanno ricordati in modo particolare anche altri due personaggi siciliani:
Vincenzo Florio (Palermo, 18 marzo 1883 – Epernay, 6 gennaio 1959) imprenditore. Armatore e industriale di vini, Florio fu da sempre appassionato di automobilismo. Nel 1906 organizzò la prima Targa Florio, sul circuito delle Madonie.
Antonio Scontrino (Trapani, 17 maggio 1850 – Firenze, 7 gennaio 1922), compositore e contrabbassista. Scontrino, al quale è intitolato il Conservatorio di Trapani, non riscosse successo popolare, ma la sua musica fu considerata una valida alternativa all'opera verista.
Accursio Miraglia (Sciaccia, 2 gennaio 1896 - 4 gennaio 1947), sindacalista. Ucciso dalla mafia.
«Io non impreco e non chiedo alcuna punizione. Io che ho tanto amato la vita, chiedo ad essa di vedere pentiti coloro che ci hanno fatto del male».
«Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio».
1984
Pippo Fava (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 - Catania, 5 gennaio 1984), scrittore e giornalista. Ucciso dalla mafia.
«Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante....»
«Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo».
1980
Piersanti Mattarella (Castellammare del Golfo, 24 maggio 1935 – Palermo, 6 gennaio 1980), politico, presidente democristiano della Regione Sicilia. Ucciso dalla mafia.
Negli ultimi mesi del 1979, Mattarella si era reso conto che la propria sorte era legata all'evoluzione dei rapporti di forza tra politica e mafia e al peso che all'interno del suo partito avevano quegli uomini che, secondo lui, "non facevano onore al partito stesso" e che "bisognava eliminare per fare pulizia".
1993
Beppe Alfano (Barcellona Pozzo di Gotto, 1945 – 8 gennaio 1993), giornalista. Ucciso dalla mafia.
La figlia Sonia: “A pensarci bene, quel tesserino da professionista alla memoria di mio padre avremmo dovuto rifiutarlo. Mio padre faceva il giornalista ma non era un giornalista. Perché da vivo i giornalisti lo avevano lasciato solo. Perché il quotidiano per il quale scriveva, La Sicilia di Catania, lo censurava. Non pubblicava le notizie più inquietanti. Il livello di amarezza che ha dovuto subire mio padre prima di morire lo abbiamo scoperto solo da poco. Da quando ci hanno restituito i computer, gli hard disk con tutto quel che scriveva mio padre. Ci sono articoli mai pubblicati”.
In questi giorni vanno ricordati in modo particolare anche altri due personaggi siciliani:
Vincenzo Florio (Palermo, 18 marzo 1883 – Epernay, 6 gennaio 1959) imprenditore. Armatore e industriale di vini, Florio fu da sempre appassionato di automobilismo. Nel 1906 organizzò la prima Targa Florio, sul circuito delle Madonie.
Antonio Scontrino (Trapani, 17 maggio 1850 – Firenze, 7 gennaio 1922), compositore e contrabbassista. Scontrino, al quale è intitolato il Conservatorio di Trapani, non riscosse successo popolare, ma la sua musica fu considerata una valida alternativa all'opera verista.
venerdì 2 gennaio 2009
"Accordi bonari" nella "Repubblica di Alcamo"
ALCAMO. Qualcuno mi domanda in questi giorni che cosa significhi quest'"accordo bonario" che è stato raggiunto tra il Comune e un locale di svago e somministrazione di bevande alcoliche, la cui apertura lo scorso mese di ottobre in piazza Umberto I a pochi metri dal Castello è stata al centro di aspre polemiche. Si tratta di una sorta di pub tra i cui gestori figurano alcuni ragazzi che compongono un'associazione culturale che ha pure organizzato conferenze sulla legalità, essendo anche amici oltre che del sindaco Giacomo Scala e del senatore Nino Papania, anche di Vincenzo Lucchese, ex assessore comunale alla Polizia urbana e in prima linea nel portare avanti la locale Antiracket. Di questo pub, che ha pure montato all'esterno un gazebo, l'amministrazione comunale aveva disposto l'immediata cessazione dell'attività pochi giorni dopo essere stato appena inaugurato, poiché erano state ravvisate "delle incongruenze in termini burocratici", per dirla col sindaco Scala. Dopo una serie di botta e risposta a suon di azioni legali (i titolari del locale avevano infatti chiesto il risarcimento dei danni da parte del Comune) e una sospensiva del Tar nei confronti dell'ordinanza del sindaco, ecco la svolta."La società Edison 57 (che è anche il nome del pub) - si legge nella delibera di giunta numero 321 datata 17 dicembre 2008 con cui si approva tale accordo bonario - ha rinunziato al ricorso pendente dinanzi al Tar di Palermo e alla connessa pretesa risarcitoria, abbandonando il giudizio. La stessa ditta provvederà a notificare, entro e non oltre 10 giorni dalla fine di tale convenzione, l'atto di rinuncia al giudizio, e si impegna a rimuovere il gazebo entro il 31 gennaio 2009". Mentre l'amministrazione comunale, sempre in base a tale delibera, si è impegnata d'altro canto a rilasciare entro il 18 dicembre scorso, in favore della suddetta società, l'autorizzazione al commercio per la tipologia di attività "B" come previsto dalla legge 287/91. "Entrambe le parti - è riportato nel relativo documento - dichiarano concordemente di rinunciare al giudizio pendente dinanzi al Tar di Palermo. La giunta ha quindi deliberato di autorizzare il sindaco Scala e il dirigente del settore Promozione economica e Servizi ambientali, Francesco Maniscalchi, alla stipula di tale accordo bonario".
Nel frattempo, il Comune si è trovato a dover pagare il suo legale difensore in merito all'iter processuale per questa vicenda. L'Avvocatura comunale ha determinato infatti "di impegnare 4
mila 478 euro lordi per l'incarico conferito all'avvocato Stefano Polizzotto del Foro di Palermo nel procedimento promosso dalla Edison 57 srl contro il Comune dinanzi il Tar di Palermo". E intanto, secondo fonti ben informate, sarebbe stata proprio l'installazione del gazebo a costare la poltrona di dirigente dell'Ufficio tecnico comunale (settore Pianificazione e Sviluppo del territorio) a Giambattista Impellizzeri. Scala ha quindi nominato Antonino Renda come nuovo dirigente dell'Utc, ma dopo pochi giorni Impellizzeri è stato reintegrato.Il Castello dei conti di Modica fu "liberato" a colpi di ruspa nell'aprile 2007 abbattendo l'edificio che l'amministrazione Scala aveva già acquistato da un privato per circa 200 mila euro. E proprio in quell'area è sorto adesso questo nuovo pub. Il sindaco, nominando Renda come nuovo dirigente dell'Utc, aveva in un primo momento determinato "di assegnare Impellizzeri ad Ufficio di staff, secondo il vigente regolamento degli uffici e servizi comunali, e di conferirgli una collocazione autonoma rispetto ai settori ad ufficio di staff la cui attività di alto contenuto specialistico sarà a supporto per le attività di programmazione e gestione delle opere pubbliche. Rimangono - si legge nella determina - nella sua competenza l'incarico di responsabile unico dei procedimenti per i lavori pubblici in itinere". Poi il passo indietro da parte dell'amministrazione, e quindi il reintegro. Fatto sta che c'è comunque da fare i conti con le lamentele dei residenti nella zona in cui il suddetto locale si è insediato: "C'è troppo baccano - affermano - durante la notte".
Parecchio discusse sono anche le vicende riguardanti in generale la vita amministrativa alcamese in queste ultime settimane, con dirigenti comunali e lo stesso sindaco che sono stati raggiunti da avvisi di garanzia per il reato di abuso di ufficio. Secondo gli inquirenti, ci sono incarichi all'interno del Comune che sarebbero stati conferiti senza il rispetto delle norme, e di conseguenza tre dipendenti hanno dovuto abbandonare il proprio ruolo di consulenti del primo cittadino Scala, rinunciando quindi a relativi compensi mensili che oscillano tra 1.700 e 3.000 euro: si tratta di Antonio Fundarò, Liborio Ciacio (legato a tale rapporto fino alla scadenza del mandato del sindaco, e che non ha accolto di buon grado tale decisione da parte dei vertici comunali), e Giuseppe Pipitone, geometra (per quest'ultimo la durata dell'incarico era prevista fino al 31 dicembre 2008).
Massimo Provenza
martedì 23 dicembre 2008
Domande e risposte Alcamo-Bonn verso l'Apeiron
Ho avuto modo di dialogare via internet, ancora una volta ieri sera, con Violetta Impellizzeri dopo averla intervistata via telefono alcuni giorni prima. La conversazione è diventata sempre più interessante e coinvolgente. Non soltanto utile per approfondire alcuni aspetti di ciò che ha avuto modo di scandagliare con il telescopio e con i vari strumenti a sua disposizione, lì al Max Planck Institute di Bonn dove porta avanti la sua attività di studiosa. Ha infatti scoperto l'esistenza di onde elettromagnetiche emesse dall'acqua 11 miliardi di anni fa. Che cosa significa? "Ciò ci consente di conoscere l'Universo - spiega - com'era alle origini. Ed è sorprendente - sottolinea - avere testimonianze di questo tipo, considerato che secondo le teorie di gran parte degli studiosi l'acqua si sarebbe formata molto tempo dopo". La discussione si è poi spinta ben oltre l'astrofisica, per affrontare tematiche filosofiche ed escatologiche. E comunque, Violetta si dice "molto scettica sulla possibilità che esistano, almeno nella nostra galassia, altre forme di vita intelligente". Non è molto propensa, quindi, a credere nell'esistenza degli alieni. Ma che esista un Sommo Artefice dell'Universo e che anche dopo la nostra morte "non tutto vada perduto, ma si conservi - come lei stessa ammette - energia" sono argomenti che affascinano molto la giovane ricercatrice alcamese. A tal proposito abbiamo anche parlato di buddhismo, sfiorando il tema della reincarnazione. Ma in fondo, che si tratti di buddhismo o cristianesimo o quant'altro, importa relativamente: c'è Qualcosa che porta avanti alla perfezione l'Universo. Quindi, il destino ultimo della nostra esistenza, nonché la possibilità che il Tutto sia stato creato da un'Intelligenza suprema, sono temi che Violetta affronta con parecchio interesse, così come diventa intrigante studiare la mente. "Il funzionamento del cervello umano - osserva - è la cosa più misteriosa che esista. Più misteriosa del cosmo. Immagino che sia opera di un raffinatissimo Cervello che sia stato capace di generare l'Universo e la Vita". Di sicuro, se tutte le branche scientifiche cooperassero meglio per un proficuo scambio di saperi e di metodologie pratiche, la Scienza in generale sarebbe più al servizio dello Sviluppo. "Ma purtroppo oggi - dichiara con amarezza Violetta - non è così. Ci sono molte specializzazioni, ma troppi compartimenti stagni permangono nel mondo scientifico".Ritengo opportuno riportare la parte finale della nostra conversazione, che si è andata sempre più incentrando su aspetti di carattere metafisico.
VIOLETTE: Quando ho iniziato l'Universitá credevo al potere del CASO, della statistica...
MASSIMO: E se invece esistesse un Ente supremo che governa il Tutto? E perché esiste ciò che noi definiamo "male"? Forse alla fine quest'Ente supremo trionfa sempre unendo a sè anche ciò che noi chiamiamo errore o male?
V.: "Sì, le leggi della fisica sono leggi. Il male è soggettivo, una bistecca è male per il vitello, e non per l'uomo. Ma il mondo è bello per tutte le creature.
M.: Secondo te, siamo noi esseri umani a creare la distinzione tra bene e male?
V.: Di questo non sono convinta. L'uomo per me è importante come gli altri animali... Anche se non sono vegetariana.
M.: Infatti, se fosse il contrario vivremmo nel caos totale. E l'uomo cerca di imitare Dio creando leggi, istituzioni, per stabilire un ordine, insomma, che però ancora è soltanto una pallida immagine dell'ordine universale. Nel frattempo, le dinamiche biologiche, fisiche, e la chimica proseguono. Continua il ciclo della vita...
V.: Siamo tutti figli di Dio, e tutti ci comportiamo a sua immagine e somiglianza, compresi gli animali. Sono d'accordo col tuo discorso, ma io ci metto anche gli animali, che forse riescono ancora a comportarsi nel rispetto di ciò che Dio ha creato: la Natura. Per Dio intendo la Natura stessa, o qualcosa di superiore, non necessariamente il Dio cattolico.
M.: Sono d'accordo, ma le guerre, le atrocità che si perpetuano, come si spiegano? Come processi incompiuti di questa tendenza all'ordine universale?
V.: Le catastrofi fanno parte della natura, l'Universo è violento.
M.: O comunque sono processi necessari all'esplicarsi di quest'evoluzione dell'Universo e quindi dell'Uomo stesso?
V.: I buchi neri sono violentissimi.
M.: Quindi non c'è speranza di uscire dal circolo vizioso?
V.: Sì. Credo di si. L'Universo, le galassie, la Terra.. tutto cambia e si muove. Quello che noi vediamo come una catastrofe..cioè il significato a una catastrofe, alle guerre, alla sofferenza.. glielo attribuiamo noi nella nostra piccola vita. Noi siamo nulla nell'Universo. Ma siamo TUTTO per noi stessi. Credo che questi due concetti siano entrambi giusti e non si contraddicano. L'Uomo è crudele, ma senza empatia e amore saremmo ancora più paurosi e devastanti... Un Dio ci deve essere per forza :)
Massimo Provenza
venerdì 19 dicembre 2008
La storia di un'alcamese che ha trovato l'acqua oltre le stelle
La notizia è stata pubblicata ieri sul Giornale di Sicilia in cronaca nazionale, anche con un mio articolo che riporta la mia intervista telefonica alla ricercatrice Violette Impellizzeri di Alcamo, la quale ha fatto la curiosa scoperta. L'edizione di ieri della prestigiosa rivista scientifica Nature ha dedicato un ampio servizio ai risultati di questi studi.
venerdì 12 dicembre 2008
"Meno campioni, più uomini. Il calcio per comunicare"


ALCAMO. Non soltanto un pallone calciato da un piede all'altro verso una porta e con la smania di vincere. Ma qualcosa di più profondo. Etica, solidarietà, comunicazione volta a promuovere la sana crescita delle nuove generazioni diffondendo la cultura del reciproco rispetto, della tolleranza, dell'interculturalità costruttiva in un mondo minato alle fondamenta da incomprensioni e da una gestione distruttiva degli ancestrali istinti. In sintesi, "Meno campioni e più uomini. Il calcio per comunicare". E' su questo tema che si è svolto ieri mattina al Centro Marconi il Primo convegno etico-sportivo organizzato dalla Scuola calcio Adelkam e dall'Associazione culturale "Gianluca Ferrara" (fondata da Santo Ferrara in onore del figlio prematuramente deceduto) promotrici di un protocollo di collaborazione tra allenatori e famiglie dei giovanissimi atleti. E ieri sera al Teatro Cielo
d'Alcamo è stata presentata la ventiduesima edizione del "Trofeo
Costa Gaia", il torneo
internazionale di calcio giovanile a cui quest'anno prende parte anche l'Inter, oltre a Torino, Palermo, Reggina, Catania, Fiorentina, Crotone, Empoli, tra un centinaio di formazioni composte da calciatori "in erba" con guide tecniche, dirigenti e famiglie al seguito, a riempire gli hotel di Alcamo e degli altri centri tra Palermo e Trapani e sui cui terreni di gioco dal 2 al 6 gennaio si svolgerà la competizione. Quest'anno, lo ricordiamo, il "Costa Gaia" si realizza con la collaborazione della Conad (si chiamerà infatti "Conad Cup") e con il patrocinio del
Senato (4 mila 500 euro) su interessamento del senatore Nino Papania. Nelle foto, alcuni momenti della cerimonia di presentazione, con i giornalisti Italo Cucci, Nadia La Malfa, Giuseppe Maniscalchi, Vito Zinnanti, il direttore sportivo del Palermo, Walter Sabatini con i calciatori rosanero Fabrizio Miccoli e Fabio Liverani, Santo Ferrara, Salvatore Bonino presidente dell'Adelkam, i sindaci di Alcamo e Salemi, rispettivamente Giacomo Scala e Vittorio Sgarbi.domenica 7 dicembre 2008
lunedì 3 novembre 2008
Stiamo preparando "Alcamo in chiaro"
Ci siamo. Procedono le prove tecniche per realizzare il nuovo webmagazine: ne stiamo predisponendo intanto la veste grafica. Abbiamo deciso di chiamarlo "Alcamo in chiaro" e ringraziamo l'anonimo suggeritore di questo nome. Chi è interessato a collaborare per dare corpo a questo progetto (vedi i post pubblicati il 14 giugno e il 10 ottobre), può iniziare a inviare i suoi elaborati alla mia casella di posta elettronica. Si tratta di un sito web contenente filmati con servizi e articoli giornalistici di approfondimento e su svariate tematiche, un'ampia sezione dedicata ai giovani e un'altra contenente importanti documenti d'archivio, nonché un blog, e una web radio. Una rivista telematica, insomma, ancora in fase sperimentale prima di diventare una testata giornalistica a tutti gli effetti, che intanto abbracci l'intera realtà del territorio di Alcamo e del suo comprensorio. La redazione è curata da me, e pubblicherò anche servizi e interviste video e audio da me realizzati e che saranno pubblicati con cadenza settimanale. Vaglierò con attenzione ogni vostro scritto che mi proporrete per realizzare il blog. Tante sono le aree tematiche che si possono affrontare: giovani, attualità, politica, arte, scienza e tecnologia, storia, ambiente e agricoltura, medicina, economia, sport, psicologia, informatica, cinema, televisione, istruzione, architettura, internet, costume, moda, letteratura, teatro, sociologia, alimentazione...aggiungete voi. Non saranno pubblicati scritti anonimi (tranne che eventualmente come commenti sul blog). La lunghezza di ciascun post non potrà superare il limite di 5 mila battute. Gradirei che ogni collaboratore mi fornisca anche un suo recapito telefonico.
Massimo Provenza
Massimo Provenza
martedì 28 ottobre 2008
Mafia e racket, arrestati nove alcamesi
Mafia ed estorsioni. Arrestati 9 alcamesi tra cui Diego e Ignazio Melodia, e il consigliere provinciale Pietro Pellerito. Indagato anche Vito Turano, ex sindaco di Alcamo e padre dell'attuale presidente della Provincia di Trapani, Mimmo.ALCAMO. (*mapr*) Numerose persone, tra familiari e conoscenti degli arrestati nell'operazione di ieri, oltre naturalmente alla stampa, ai
fotografi e agli operatori televisivi. Si è presentata così, in una tranquilla mattina assolata di un lunedì di fine ottobre, ovvero ieri intorno alle 9,30, piazza Garibaldi, di fronte alla caserma dei Carabinieri, così come piazza Libertà davanti al Commissariato di Pubblica sicurezza. Ormai la voce si andava spargendo in tutta la città. E cioè che la reggenza di cosa nostra alcamese ha subìto un duro colpo dalle Forze dell'Ordine. Il blitz è scattato nottetempo, tra le 2 e le 2,30. Nessuno tra tutti i nove finiti in manette ha opposto resistenza sia ai militari che ai poliziotti. Fino alle 9 poche persone sostavano nella piazza
antistante la caserma. Ma nel giro della successiva mezz'ora, lo spazio verde e le strade attorno si sono riempiti di gente: i familiari in prima fila davanti alla caserma, tutti gli altri dietro e sui marciapiedi in corso dei Mille. Parecchi volti tirati, tutti rivolti verso il portone d'ingresso dell'edificio militare. Altri invece sorridenti. In attesa degli sviluppi delle indagini relative a quest'operazione antimafia portata avanti con un'attività congiunta da parte dei militari dell'Arma e da parte della Polizia. Un'atmosfera che è sembrata fare ritornare indietro di alcuni anni. Perché ad Alcamo, dopo circa un decennio di calma apparente e dietro il finto aspetto di territorio tranquillo, regno della legalità a parole, si nasconderebbe sempre il boss sconosciuto e conosciuto al tempo stesso, ma che tutti avrebbero paura di denunciare. Si nasconderebbe il malaffare, si nasconderebbero gli imbrogli intessuti agli alti livelli della politica, a danno degli onesti cittadini lavoratori, che vorrebbero tanto denunciare ma non ne hanno il coraggio perché altrimenti rischiano di finire con le ossa rotte ad opera dei mafiosi. Malavita, politica, ricatti, estorsioni: le indagini di Polizia e Carabinieri al momento parlano chiaro, in attesa di fare maggiore chiarezza su questi presunti intrecci. Ore 10. Dentro la caserma ci sono quattro degli arrestati. Fuori, altrettante volanti, assieme ad altre parcheggiate una dietro all'altra in attesa di sgommare con le sirene spiegate verso il Commissariato di Pubblica sicurezza, dove stazionano con parenti e conoscenti gli altri destinatari delle misure di custodia cautelare. E dal Commissariato verso Palermo, dove le porte del carcere li attendono. Alle 10,30 ecco spalancarsi il portone della caserma. Flash e teleobiettivi immortalano il momento in cui gli arrestati vengono condotti a bordo delle volanti. Si va al Commissariato. Scena analoga lì, in piazza Libertà. Familiari e amici degli arrestati salutano i loro cari che stanno per essere trasportati a Palermo. Li salutano sorridendo, "fiduciosi nella giustizia". La gente perbene elogia l'operato delle Forze dell'Ordine. Appena un mese fa, i carabinieri avevano concretizzato la vasta operazione antidroga denominata "Piazza Pulita". Un'indagine complessa di cui non si escludono ulteriori e clamorosi sviluppi.
Massimo Provenza
(cfr. l'edizione odierna di Trapani del Giornale di Sicilia)
fotografi e agli operatori televisivi. Si è presentata così, in una tranquilla mattina assolata di un lunedì di fine ottobre, ovvero ieri intorno alle 9,30, piazza Garibaldi, di fronte alla caserma dei Carabinieri, così come piazza Libertà davanti al Commissariato di Pubblica sicurezza. Ormai la voce si andava spargendo in tutta la città. E cioè che la reggenza di cosa nostra alcamese ha subìto un duro colpo dalle Forze dell'Ordine. Il blitz è scattato nottetempo, tra le 2 e le 2,30. Nessuno tra tutti i nove finiti in manette ha opposto resistenza sia ai militari che ai poliziotti. Fino alle 9 poche persone sostavano nella piazza 
Massimo Provenza
(cfr. l'edizione odierna di Trapani del Giornale di Sicilia)
venerdì 10 ottobre 2008
Nuovo giornale online: come vogliamo chiamarlo?
Un anonimo lettore (sarebbe bello se ci svelasse la sua identità) ha suggerito di chiamarlo "Alcamo in chiaro". Ma mentre fervono i preparativi per dare vita al nuovo giornale online a cui ho accennato nel post del 14 giugno scorso, si accettano ulteriori proposte per il nome da dare a questa nuova testata. Vi ricordo che si tratta di un sito web di approfondimento dell'informazione locale con ampie rubriche dedicate a vari argomenti e al mondo dei giovani. Spazio dunque alla vostra inventiva, purché sia attinente e originale...
Massimo Provenza
Massimo Provenza
martedì 30 settembre 2008
Contraddizioni nel mondo del giornalismo
E' un mondo complicato, quello del giornalismo. In cui ognuno deve accontentarsi dei suoi spazi ma talvolta ha anche l'opportunità di occuparsi di tanti argomenti. Ci si può ritenere fortunati e soddisfatti, se si ha la possibilità di scrivere tanto e ogni giorno nel caso in cui ci si occupi di carta stampata oppure di lavorare molto in tivù o in radio o sul web.
Ma un vero giornalista ha anche il dovere di dire le cose come stanno. E cioè che il giornalismo è un lavoro in cui non si vive soltanto di proprie firme stampate in calce o di immagini, ma anche di quotidiane lotte per non lasciarsi calpestare né abbindolare dall'ipocrisia di chi vorrebbe far capire che la mafia e lo sfruttamento siano presenti soltanto in altri ambiti lavorativi.
Si possono fare alcuni esempi. Esistono infatti giornalisti che risultano corrispondenti da determinati luoghi per importanti agenzie di stampa nazionali o quotidiani, senza in realtà essere corrispondenti, poiché si trovano altrove. Esistono giornalisti che vengono a conoscenza di determinate notizie più tardi rispetto a chi opera in un determinato luogo e continuano a lavorare come corrispondenti d'agenzie di stampa. Talvolta, si concedono il "lusso" di pubblicare dati che non corrispondono a ciò che l'onesto cittadino vuole sapere. Esistono giornalisti che realizzano servizi per emittenti locali leggendo al microfono, senza cambiare neppure una parola, gli articoli di giornale scritti da altri cronisti (eh già, la fretta di andare in onda suggerisce di scopiazzare senza ritegno...). Mentre al contrario esiste chi si assume dei rischi lavorando seriamente e con correttezza per un giornale. Esiste chi va a caccia di notizie e non si accontenta dei comunicati che giungono alla redazione centrale, eppure viene pagato una miseria. Perché esistono direttori di giornali ma soprattutto editori che se ne infischiano di chi cerca in tutti i modi di far valere i diritti dei giornalisti più giovani e capaci, anche se questi ultimi contribuiscono non poco alla vita di quel giornale e soltanto in minima parte ne ricevono un adeguato riconoscimento o compenso.
Si tratta di considerazioni che valgono in generale, e senza alcun intento polemico da parte di chi scrive questo post. Chi ha un minimo di esperienza insegna a sopportare anche una lunga gavetta, tenendo sempre alto lo sguardo e senza mai dimenticare di avere dignità, sapendo di lavorare al servizio della gente del luogo in cui si opera, e non al servizio di altri interessi meschini. Rimane un dato di fatto che un giornale vive anche, soprattutto, grazie all'impegno dei corrispondenti veri e alla conseguente fiducia dei lettori.
Ma un vero giornalista ha anche il dovere di dire le cose come stanno. E cioè che il giornalismo è un lavoro in cui non si vive soltanto di proprie firme stampate in calce o di immagini, ma anche di quotidiane lotte per non lasciarsi calpestare né abbindolare dall'ipocrisia di chi vorrebbe far capire che la mafia e lo sfruttamento siano presenti soltanto in altri ambiti lavorativi.
Si possono fare alcuni esempi. Esistono infatti giornalisti che risultano corrispondenti da determinati luoghi per importanti agenzie di stampa nazionali o quotidiani, senza in realtà essere corrispondenti, poiché si trovano altrove. Esistono giornalisti che vengono a conoscenza di determinate notizie più tardi rispetto a chi opera in un determinato luogo e continuano a lavorare come corrispondenti d'agenzie di stampa. Talvolta, si concedono il "lusso" di pubblicare dati che non corrispondono a ciò che l'onesto cittadino vuole sapere. Esistono giornalisti che realizzano servizi per emittenti locali leggendo al microfono, senza cambiare neppure una parola, gli articoli di giornale scritti da altri cronisti (eh già, la fretta di andare in onda suggerisce di scopiazzare senza ritegno...). Mentre al contrario esiste chi si assume dei rischi lavorando seriamente e con correttezza per un giornale. Esiste chi va a caccia di notizie e non si accontenta dei comunicati che giungono alla redazione centrale, eppure viene pagato una miseria. Perché esistono direttori di giornali ma soprattutto editori che se ne infischiano di chi cerca in tutti i modi di far valere i diritti dei giornalisti più giovani e capaci, anche se questi ultimi contribuiscono non poco alla vita di quel giornale e soltanto in minima parte ne ricevono un adeguato riconoscimento o compenso.
Si tratta di considerazioni che valgono in generale, e senza alcun intento polemico da parte di chi scrive questo post. Chi ha un minimo di esperienza insegna a sopportare anche una lunga gavetta, tenendo sempre alto lo sguardo e senza mai dimenticare di avere dignità, sapendo di lavorare al servizio della gente del luogo in cui si opera, e non al servizio di altri interessi meschini. Rimane un dato di fatto che un giornale vive anche, soprattutto, grazie all'impegno dei corrispondenti veri e alla conseguente fiducia dei lettori.
martedì 9 settembre 2008
Da Alcamo e dintorni, il punto sulla vendemmia
Plurisecolare motore dell'economia alcamese, la vendemmia, che lo scorso anno a causa della peronospora fece registrare magri risultati, quest'anno dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni degli esperti, ai livelli del 2006. Alcamo, città del vino, che vanta un terzo della produzione vitivinicola del Trapanese (che a sua volta copre il 50 per cento di quella siciliana), per questo tipo di attività ormai conta soprattutto sulla manodopera degli immigrati nordafricani e dell'Est europeo. Al rinomato vino Bianco d'Alcamo è riconosciuta sin dal 1972 la denominazione d'origine controllata. L'uva raccolta viene conferita nelle varie cantine sociali situate tra il territorio alcamese e quelli limitrofi (Fiumefreddo, Sant'Antonio, Saraceno, San Francesco di Paola, Kàggera, Condor) e nelle altre aziende private. "Ma nel nostro territorio le cantine sociali negli ultimi anni - evidenzia Gaspare Calvaruso della cantina Sant'Antonio - stanno subendo una crisi irreversibile (ogni anno i soci diminuiscono del 20 per cento), che le porterà molto presto a chiudere i battenti, con conseguente vantaggio per i privati. Fino a quando Alcamo vendeva vino da taglio, le cose andavano bene. Adesso i costi di produzione si sono innalzati a dismisura. Ormai la Spagna e l'Argentina ci surclassano. E va soprattutto ricordato che siamo obbligati a portare le vinacce lontano, ovvero alla distilleria Trapas di Petrosino". Molti produttori alcamesi ormai preferiscono estirpare le vigne per sostituirle con altri tipi di colture.Si può comunque affermare che, con la scarsa produzione del nord e le nuove distillazioni, il mercato del vino dovrebbe stabilizzarsi sui 2,5-3,5 euro grado alcolico per ettolitro e i consumi di vino aumentare, tali da smaltire le giacenze e la nuova produzione. In base ai dati forniti dall'assessorato regionale all'Agricoltura, la superficie vitata sul territorio di Alcamo si estende per oltre 5 mila ettari, a cui vanno aggiunti i terreni di proprietà di alcamesi sui territori di Calatafimi e Monreale per un totale di circa 8 mila ettari. "Quest'anno - riferisce Giuseppe Gambino dell'ufficio alcamese dell'assessorato - si prevede una vinificazione ad Alcamo pari ad almeno 700 mila ettolitri, e va ovviamente aggiunto a questa quantità il mosto conferito in altri Comuni. Alcamo è rimasta fedele ai vitigni autoctoni (80 per cento bianchi, 20 per cento rossi). Il comparto vitivinicolo contribuisce alla produzione lorda vendibile agricola per il 15 per cento, mentre risultano oltre 21 mila ettari di reimpianto in portafoglio in attesa di essere utilizzati. Resta il fatto che negli ultimi otto anni, c'è stato in Sicilia un decremento da 138 mila a 120 mila ettari di superficie vitata". In base ai dati dell'Istat aggiornati al 10 gennaio 2008, si tratta per l'esattezza di 119 mila 893 ettari sparsi in tutta l'Isola, di cui 76 mila 906 (ovvero il 64 per cento) di uve bianche, e 46 mila 839 ettari di uve nere. In provincia di Trapani, su cui insiste appunto oltre il 50 per cento della superficie vitata regionale (68 mila 780 ettari, seguono le province di Agrigento e Palermo), tra il 2000 e il 2006 si è registrata una produzione media di 9 milioni di quintali di uva, scesa sensibilmente nel 2007 a causa della peronospora. Tornando ai dati complessivi siciliani, il tipo di uva più diffuso è il catarratto (38 mila 079 ettari, ovvero il 31,8 per cento), seguito dal Nero d'Avola (19 mila 304 ettari, cioè il 16,1 per cento) e poi trebbiano, inzolia, grecanico, sirah.
Massimo Provenza
(cfr. il mio articolo pubblicato il 2 settembre 2008 nell'edizione di Trapani del Giornale di Sicilia)
sabato 14 giugno 2008
Voglio fondare un nuovo giornale
Voglio fondare un nuovo giornale in cui si parli innanzitutto di Alcamo e dintorni, e che spazi sulle più svariate tematiche: approfondimento della cronaca, inchieste, economia, cultura, arte, storia, scienza, tecnologia, società, intrattenimento, sport. Un giornale che sia realizzato da pochi ma buoni giornalisti e non da politicanti. Un giornale portato avanti, insomma, da gente seria che sappia documentarsi "in loco" e con l'intenzione di lavorare in modo professionale. Intendo dare voce anche ai più giovani con una rubrica dedicata proprio a loro. Per realizzare questo progetto, conto sul supporto di inserzionisti. Non intendo percepire contributi da enti pubblici. Contattatemi.
Massimo Provenza
Massimo Provenza
martedì 3 giugno 2008
Discutendo di mafia
"Oggi la mafia non è più coppola e lupara. La mafia è immersa negli affari, nel potere, nelle istituzioni. Talvolta si presenta con un volto insospettabile". Esprimeva questo lucido concetto, l'altra sera Lirio Abbate, il collega dell'Ansa nonché collaboratore de La Stampa di Torino, nel corso di un incontro ad Alcamo per presentare "I complici", il suo libro scritto a quattro mani con Peter Gomez. Lirio Abbate è stato minacciato più volte e vive scortato dalla polizia. E' stato l'unico giornalista ad assistere alla cattura di Bernardo Provenzano nel 2006 e a riportarne tutti i particolari svelando poi gli intrecci del criminale corleonese con la politica. Lo scorso mese di settembre a Palermo, gli agenti hanno sventato un attentato preparato davanti alla sua abitazione. Il boss Leoluca Bagarella, nel corso dell'udienza di un processo in cui era imputato, gli ha poi lanciato nel mese di ottobre un proclama intimidatorio per alcune notizie riportate sull'Ansa.
Personalmente, ho avuto modo di conoscere per la prima volta Lirio Abbate e altri ottimi giornalisti quali Franco Nuccio, Lara Sirignano, Ruggero Farkas, Sandra Rizza, Peppino Lo Bianco tanto per citarne alcuni, quando lavorai nella redazione dell'Ansa di Palermo per due mesi di stage, all'inizio del 2004, seguendo ogni giorno avvenimenti vari di cronaca cittadina. Ma questo è un altro discorso.
Ciò che intendo sottolineare è che se prima la criminalità organizzata, alimentandosi grazie alla paura al silenzio degli onesti cittadini, passava all'attacco sparando, piazzando bombe e facendole esplodere, oggi ha molto meno bisogno di ricorrere a mezzi rudimentali, plateali e rumorosi per farsi sentire. Di certo, l'attentato a Lirio Abbate è stata la dimostrazione che non del tutto è cambiata la strategia comunicativa che la mafia adotta per imporsi. E del resto, gli attentati intimidatori si susseguono, imprenditori vengono minacciati e spesso anche uccisi. Lo stesso vale per quegli operatori dell'informazione che con audacia si spingono molto in là per scoprire e denunciare le collusioni tra la politica e il malaffare, tra le istituzioni e i cosiddetti sistemi deviati. Insomma, i giornali riportano tutt'oggi queste notizie, in Italia più che altrove. Anche se qualcosa è cambiato rispetto a ciò che si verificava fino alle stragi del 1992 e '93.
Ad ogni modo, la mafia non è un fenomeno esclusivamente siciliano e italiano. O meglio, assume diverse vesti nei vari contesti sociali, economici, politici e geografici in cui agisce, ma non varia, grosso modo, la sua sostanza: sia che si chiami mafia o stidda o 'ndrangheta o sacra corona unita o camorra o mafia russa o del Brenta o cinese o giapponese o colombiana o italo-americana eccetera. Il traffico di droga, di armi, l'estorsione e lo strozzinaggio, compreso quello legalizzato, occupano la leadership nell'ampia gamma dei modi in cui il sistema mafia si sostenta, creando vertiginosi squilibri sociali, forme di prevaricazione insostenibili e di violenza morale se non fisica. La mafia s'infila negli Uffici tecnici, negli ospedali, nelle aziende, negli appalti, nel mondo della formazione, nello sport, nei Palazzi del Comune, della Provincia, della Regione, dello Stato. Con il risultato che la società è come un pentolone sempre più ribollente e pronto a scoppiare? Chissà. La società è sonnolenta, per dirla con Lirio Abbate. E c'è molta teatralità in giro. Parlavamo proprio di questo, l'altra sera. Nel senso che in molti, da qualche tempo, sono sempre pronti a sfilare per la legalità. Come se ciò fosse diventato una moda. Ma quanti, davvero, ci credono e la mettono in pratica, la legalità?
Tutti pretendono tutto da noi giornalisti. Il substrato sociale su cui lavoriamo, però, è tutt'altro che un terreno fertile per lo sviluppo di una cultura più umana e di una vita più dignitosa per tutti.
Massimo Provenza
Personalmente, ho avuto modo di conoscere per la prima volta Lirio Abbate e altri ottimi giornalisti quali Franco Nuccio, Lara Sirignano, Ruggero Farkas, Sandra Rizza, Peppino Lo Bianco tanto per citarne alcuni, quando lavorai nella redazione dell'Ansa di Palermo per due mesi di stage, all'inizio del 2004, seguendo ogni giorno avvenimenti vari di cronaca cittadina. Ma questo è un altro discorso.
Ciò che intendo sottolineare è che se prima la criminalità organizzata, alimentandosi grazie alla paura al silenzio degli onesti cittadini, passava all'attacco sparando, piazzando bombe e facendole esplodere, oggi ha molto meno bisogno di ricorrere a mezzi rudimentali, plateali e rumorosi per farsi sentire. Di certo, l'attentato a Lirio Abbate è stata la dimostrazione che non del tutto è cambiata la strategia comunicativa che la mafia adotta per imporsi. E del resto, gli attentati intimidatori si susseguono, imprenditori vengono minacciati e spesso anche uccisi. Lo stesso vale per quegli operatori dell'informazione che con audacia si spingono molto in là per scoprire e denunciare le collusioni tra la politica e il malaffare, tra le istituzioni e i cosiddetti sistemi deviati. Insomma, i giornali riportano tutt'oggi queste notizie, in Italia più che altrove. Anche se qualcosa è cambiato rispetto a ciò che si verificava fino alle stragi del 1992 e '93.
Ad ogni modo, la mafia non è un fenomeno esclusivamente siciliano e italiano. O meglio, assume diverse vesti nei vari contesti sociali, economici, politici e geografici in cui agisce, ma non varia, grosso modo, la sua sostanza: sia che si chiami mafia o stidda o 'ndrangheta o sacra corona unita o camorra o mafia russa o del Brenta o cinese o giapponese o colombiana o italo-americana eccetera. Il traffico di droga, di armi, l'estorsione e lo strozzinaggio, compreso quello legalizzato, occupano la leadership nell'ampia gamma dei modi in cui il sistema mafia si sostenta, creando vertiginosi squilibri sociali, forme di prevaricazione insostenibili e di violenza morale se non fisica. La mafia s'infila negli Uffici tecnici, negli ospedali, nelle aziende, negli appalti, nel mondo della formazione, nello sport, nei Palazzi del Comune, della Provincia, della Regione, dello Stato. Con il risultato che la società è come un pentolone sempre più ribollente e pronto a scoppiare? Chissà. La società è sonnolenta, per dirla con Lirio Abbate. E c'è molta teatralità in giro. Parlavamo proprio di questo, l'altra sera. Nel senso che in molti, da qualche tempo, sono sempre pronti a sfilare per la legalità. Come se ciò fosse diventato una moda. Ma quanti, davvero, ci credono e la mettono in pratica, la legalità?
Tutti pretendono tutto da noi giornalisti. Il substrato sociale su cui lavoriamo, però, è tutt'altro che un terreno fertile per lo sviluppo di una cultura più umana e di una vita più dignitosa per tutti.
Massimo Provenza
Iscriviti a:
Post (Atom)
info personali
- MASSIMO PROVENZA
- Benvenuti a bordo del mio blog. Qui trovate alcune mie riflessioni, immagini, appunti e spunti su cui potete intervenire in qualsiasi momento esprimendo il vostro parere o le vostre critiche costruttive. Sono un giornalista professionista. Scrivo per il Giornale di Sicilia, in qualità di corrispondente dalla zona di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi Segesta, spaziando dalla cronaca allo sport e alle foto. Laureato in Scienze della Comunicazione (indirizzo Giornalismo), sono iscritto all'Albo dei giornalisti professionisti dal 2006. Mi piacerebbe scambiare opinioni con chi visita questo blog, fare nuove conoscenze e intraprendere collaborazioni anche con altre realtà che operano nel mondo dell'informazione, purché sia autorevole e non strumentalizzata. Chi vuole può contattarmi su Facebook o telefonarmi al 3355735207 (ma non rispondo agli anonimi o cosiddetti "numeri privati") oppure inviarmi un messaggio al mio indirizzo di posta elettronica: massimoprovenza@email.it
cenni sulle mie esperienze giornalistiche
Il mio primo articolo su un giornale apparve il 13 dicembre 1997: rubrica Cronaca in classe, Giornale di Sicilia, argomento la riqualificazione di una villa pubblica in piazza Pittore Renda ad Alcamo. Il 29 ottobre 1998 mi telefonarono dalla segreteria dell'Università degli Studi di Palermo per comunicarmi di essermi classificato 33esimo (150 i posti disponibili) nella prova di selezione tra gli oltre mille aspiranti all'iscrizione al corso di laurea in Scienze della comunicazione. Nel frattempo, diversi articoli sul mensile alcamese Il Bonifato e poi qualcuno sul Segestano. Dal 2002 la mia attività di praticantato giornalistico. Dall'ottobre 2005 faccio il corrispondente da Alcamo per il Giornale di Sicilia, sul quale del resto avevo già in precedenza pubblicato alcuni brevi articoli. E' infatti a partire da quel periodo che, dopo essermi laureato nel luglio 2005, mi è stato richiesto di fare le cronache delle partite di calcio dell'Alcamo. Intanto il 20 luglio di quell'anno avevo conseguito il titolo accademico in Scienze della comunicazione, dopo aver completato il tirocinio per l'abilitazione professionale. Un paio di mesi dedicati a prepararmi per l'esame di abilitazione professionale, riflettendo anche sulla possibilità di dare un seguito alla collaborazione avviata durante gli stage nei mesi precedenti a Palermo con l'Ansa, Tgs e il quotidiano La Sicilia, senza trascurare quella di collaborare per la cronaca della provincia di Trapani. Poi una chiamata dalla redazione trapanese del Giornale di Sicilia per mettermi in prova come corrispondente per il calcio. Una delle mie passioni. Non potevo rinunciare. Intanto, il 31 ottobre 2005 ho sostenuto a Roma l'esame scritto (con macchina da scrivere, obbligatoria...) per diventare giornalista professionista, poi la prova orale il 23 febbraio 2006 ricevendo dalla commissione nazionale lusinghieri riconoscimenti per i miei elaborati del 31 ottobre, valutati tra i migliori su un migliaio di partecipanti.
Cliccando qui trovate i miei articoli e servizi per Ateneonline, la testata giornalistica dell'Università di Palermo, realizzati tra il novembre 2002 e l'ottobre 2004. Ho anche collaborato per il mensile Regione Mediterranea, pubblicando alcune inchieste. Il mio primo stage bimestrale l'ho svolto alla redazione palermitana de La Sicilia, con una ventina di articoli firmati. Poi, altri due mesi alla redazione televisiva di Tgs. E, infine, all'Ansa con diversi lanci di agenzia. Esperienze, insomma, molto formative sul piano professionale. Come corrispondente da Alcamo per il Giornale di Sicilia finora ho avuto la possibilità di cimentarmi su vari argomenti, dallo sport alla cronaca bianca e nera, e su cui ho pubblicato migliaia di pezzi principalmente su Alcamo, Castellammare del Golfo, Calatafimi Segesta. Collaboro all'occorrenza anche con l'agenzia di stampa ItaliaMedia. Dal 2007 collaboro anche con la Publikompass per la stesura di testi redazionali da pubblicare sul Giornale di Sicilia. Nel marzo 2009 ho iniziato a pubblicare su un canale You Tube alcune mie interviste filmate, nella prospettiva di inserirle in un nuovo webmagazine che è in fase di progettazione e che sarà da me diretto. Dall'ottobre 2009, proprio a tal proposito, è attivo AlcaMondoBlog, un esperimento di giornalismo partecipativo.
Cliccando qui trovate i miei articoli e servizi per Ateneonline, la testata giornalistica dell'Università di Palermo, realizzati tra il novembre 2002 e l'ottobre 2004. Ho anche collaborato per il mensile Regione Mediterranea, pubblicando alcune inchieste. Il mio primo stage bimestrale l'ho svolto alla redazione palermitana de La Sicilia, con una ventina di articoli firmati. Poi, altri due mesi alla redazione televisiva di Tgs. E, infine, all'Ansa con diversi lanci di agenzia. Esperienze, insomma, molto formative sul piano professionale. Come corrispondente da Alcamo per il Giornale di Sicilia finora ho avuto la possibilità di cimentarmi su vari argomenti, dallo sport alla cronaca bianca e nera, e su cui ho pubblicato migliaia di pezzi principalmente su Alcamo, Castellammare del Golfo, Calatafimi Segesta. Collaboro all'occorrenza anche con l'agenzia di stampa ItaliaMedia. Dal 2007 collaboro anche con la Publikompass per la stesura di testi redazionali da pubblicare sul Giornale di Sicilia. Nel marzo 2009 ho iniziato a pubblicare su un canale You Tube alcune mie interviste filmate, nella prospettiva di inserirle in un nuovo webmagazine che è in fase di progettazione e che sarà da me diretto. Dall'ottobre 2009, proprio a tal proposito, è attivo AlcaMondoBlog, un esperimento di giornalismo partecipativo.
autorizzazioni
il blog di Massimo Provenza è soggetto a Licenza Creative Commons.
Per richiedere tutte le autorizzazioni allo scopo di utilizzare il materiale contenuto in questo blog, scrivete a: massimoprovenza@email.it
le tue segnalazioni sul Giornale di Sicilia
Vuoi inviarmi segnalazioni da Alcamo, da Castellammare del Golfo o da Calatafimi Segesta per pubblicarle sul Giornale di Sicilia? Contattami.
